Sulla proposta anti-Rule of Rose

Marzo 16, 2007

Da Videoludica apprendo che “Il 7 marzo 2007, diversi politici italiani – tra cui gli Onorevoli Prodi, Casini, Mussolini e La Russa – hanno presentato al Parlamento Europeo una Proposta di risoluzione sul divieto di vendita e distribuzione in Europa del videogioco: Rule of Rose e la creazione di un Osservatorio europeo sull’infanzia e i minori.

La proposta è online. La pochezza dei suoi contenuti è disarmante. I primi tre punti sono basati su elementi falsi, che dimostrano la scarsa qualità della proposta, non supportata da nessuna informazione reale sugli argomenti trattati. Si afferma che:

  • oggi sono in vendita in Europa numerosi videogiochi violenti destinati ai bambini
    In realtà, il PEGI controlla i contenuti dei videogiochi e pone sulla confenzione l’età consigliata. I giochi violenti non sono quindi destinati ai bambini.
  • lo scopo del videogioco è quello di seppellire viva una bambina
    Nonostante varie fonti abbiano chiarito che questa affermazione, messa in giro da Panorama, sia completamente falsa, la proposta la conferma e la accetta come vera.
  • questo videogioco non è che l’ultimo di una serie diventata sempre più popolare tra la generazione dei più giovani e il cui solo scopo è l’istigazione alla violenza, al bullismo e all’abuso dei più deboli
    Anche quest’iperbole non contiene nulla di vero, e non si capisce quali siano questi giochi che istigano alla violenza. La menzione del bullismo è una concessione all’importanza mediatica assunta dalla parola, ma è tirata in ballo in modo pretestuoso e gratuito. Semplicemente, non esiste alcun collegamento tra Rule of Rose ed il bullismo.

Se le argomentazioni sono fallaci, le proposte non sono da meno, consistendo in “vietare la pubblicazione di videogiochi particolarmente violenti e crudeli” e di istituire “un Osservatorio europeo sull’infanzia e i minori al fine di verificare preventivamente il contenuto dei videogiochi e definire un codice di condotta unico per la vendita e la distribuzione di videogiochi destinati all’infanzia.” Cioè, di violare il diritto di libertà d’espressione dei produttori di videogiochi e di creare una sorta di PEGI 2 specifico per i giochi per bambini, ramo dell’industria in cui non ci sono certo problemi di contenuti violenti.

La risposta politica al caos mediatico anti-videogiochi di qualche mese fa non poteva concretizzarsi in modo più desolante.

Entry Filed under: Gaming, News, game culture, game studies. .

1 Comment Add your own

  • 1. diddy kong  |  Marzo 16, 2007 at 2:31 pm

    lotta armata contro la proposta, fino alla fine!!
    a pugno kiuso
    diddy

    Replica

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